Carissimi degustatori di te ho ricevuto questo indignato commento sullo sceneggiato italiano di NeroWolfe che vi riporto:

Cara Thea. Sei proprio convinta che sia meglio Roma in grande che una poco credibile New York ? Io no. Trovo che si è snaturato il personaggio e il mondo che lo circonda. Tralasciamo pure la questione dei baffi di Nero Wolfe, ma che ne è dell’Archie Goodwin pimpante e ironico ? Questo è cupo e tetro. Il commissario che dovrebbe essere l’equivalente dell’ispettore Kramer è una caricatura. Mi sono procurata i dvd del Nero Wolfe di Buazzelli che è tutto un altro vedere, e con Paolo Ferrari che fa il vero Archie ! Erano girati in bianco e nero. Perchè invece di buttare via dei soldi a fare della cose nuove molto criticabili non si è pensato a ricolorare quei dieci piccoli capolavori ? Oramai la qualità della ricolorazione è eccellente e si rispetterebbe il grande personaggio di Rex Stout ! Loredana

Il dibattito è aperto!

 

L’enciclopedia del Web Wikipedia è in crisi. L’ideatore ha dichiarato che non trova più collaboratori validi e quelli che l’aggiornano scrivono sovente cose errate. Preambolo per dire che, casualmente, mi è caduto l’occhio sulla scheda della rivista EUREKA, dove ho trovato un testo tutto da ridere che riporta infatti “rivista fondata da Luciano Secchi e Maria Grazia Perini”.

Ora Eureka è stata fondata solo da Luciano Secchi, nel 1967, la Perini è stata assunta nel 1968, quindi il falsario, o la falsaria oltre a essere un perfetto idiota e anche un ignorante. I nemici di Max Bunker sono molto attivi perché hanno falsificato anche altri dati di altre voci, ma dovrebbero sapere che ogni modifica viene registrata e sipuò benissimo risalire a chi l’ha inserita. A Max la prossima mossa.

 

C’entra ancora Maria Grazia Perini ma non per sua colpa, ma perché il suo nome è stato manipolato da un giornalista, tale Alessandro Trevisani, per me carneade, che per pubblicare l’articolo importante ha scritto delle assurdità che, giornalisticamente parlando, hanno del ridicolo. Errori e mancanze del genere non li commettono più nemmeno le fanzine più scalcinate. È la solita storia, il fumetto viene sempre considerato come fenomeno da baraccone o come colpevole di tutte le turpitudini della vita sociale. Per questo scrivo quanto segue, in quanto non mi va affatto che il settore dove ho passato, lavorando, trent’anni della mia vita sia sempre trattato, di fatto, con superficialità e approssimazione.
Analizziamo parte delle due brevi colonne stampate sul Corriere della Sera del 12 marzo 2012.
Titolo: “La madrina dei Supereroi”. Va bene, peccato veniale, scritto per attirare l’attenzione. L’articolo incomincia così: “La Donna Invisibile, La Torcia Umana, Dottor Destino, se li chiamiamo così lo dobbiamo a Maria Grazia Perini (…) nata a Milano nel 1950 (…). Fu lei nel ’69 con Andrea Corno e Luciano Secchi a portare in Italia i supereroi di Stan Lee.”
Fermiamoci qui per una piccola precisazione. Il primo traduttore dei supereroi fu Antonio Bellomi che propose la traduzione italiana di diversi personaggi tra cui quelli sopra citati. Inoltre per amore di precisione Maria Grazia Perini era nata nel 1943. Basta consultare l’annuario dei giornalisti pubblicisti dove è riportata la data. Ed ecco la grande balla, lo scoop al contrario: la Perini non c’entrò proprio nulla con l’acquisto dei supereroi. Quando Luciano Secchi scoprì quegli albi e Andrea Corno firmò il contratto con la Marvel, la Perini non faceva ancora parte dell’Editoriale Corno. Anzi venne assunta proprio per…  ma lo lascio raccontare a Luciano
Secchi: “Il contratto con la Marvel rappresentò un balzo in avanti della Corno. Sino ad allora vivevamo del successo di Kiminal e Satanik, del settimanale Guerra d’Eroi e della neonata Eureka. La massa di personaggi in arrivo imponeva anche un balzo in avanti qualitativo del personale di redazione. Sino ad allora avevamo fisse tre ragazze sui 20-21anni, brave, volonterose ma inesperte, tutte di terza categoria. Andai da Corno e gli chiesi almeno una persona un po’ più matura, uomo o donna che fosse, una seconda categoria quindi, con esperienza di lavoro magari da casa editrice. Corno assunse la Perini facendomi vedere la domanda di assunzione. Aveva 25 anni, e andava bene, aveva un diploma magistrale, conosceva il tedesco, che a noi non serviva, e aveva una scarsa nozione di inglese scolastico.
Quando la vidi mi fece buona impressione. Aveva tre mesi di prova per dimostrare la sua capacità. Dopo che avevo impostato tutti i personaggi di collana le affidai il coordinamento di traduzione e lettering con la revisione della traduzione. Non fu mai traduttrice perché non conosceva la lingua. Fu un’altra Perini, la sorella, a subentrare come traduttrice ed era piuttosto brava.”
L’articolo continua così: “Al fumetto arriva a 18 anni” (errorissimo come sappiamo, gli anni erano 25) “le affidano il coordinamento delle testate dedicate all’universo Marvel (…) di cui diventa traduttrice” (altro errore). (…) “Direttrice di Eureka vi fa approdare le Sturmtruppen di Bonvi” (altro errore, le Sturmtruppen erano già approdate su Eureka anni prima sotto la direzione di Luciano Secchi).
Poi l’articolo passa a parlare della sua attività alla Rizzoli da cui arrivano solo degli echi per niente simpatici ma non è mia abitudine dare corpo alle illazioni e chiudo qui.
Però due parole al direttore Ferruccio de Bortoli le voglio scrivere. A Milano il Corriere è ancora considerato una reliquia. È stupefacente che si possa pubblicare un articolo con così tanti errori. Sovente dei giornalisti che scrivono su giornali di provincia, ci telefonano per avere conferma di dati vari, ma anche giornalisti di giornali a tiratura nazionale quali La Stampa e La Repubblica l’hanno fatto per avere delle conferme, nel rispetto della verità e di chi lavora.

 

Quattro gatti, anzi quattro bipedi, (amo troppo i gatti per coinvolgerli) mi hanno scritto invitandomi a togliere “I retroscena dei retroscena dell’Editoriale Corno” dal mio sito essendo Maria Grazia Perini deceduta.
Ne sono profondamente addolorata e mi unisco al dolore dei familiari ma non vado oltre.
Le persone passano ma i guasti che hanno combinato restano.
Io non mi sono svegliata una mattina, dopo un sonno tribolato, e ho deciso di fare un sito sul web per dire alla Perini quello che si meritava, ma è una convinzione che è è maturata in progressione, vedendo che gli insulti, le offese e la diffamazione della Perini venivano riportate da più siti e che la legge, la querela presentata da Luciano Secchi, si mostrava molto, molto, ma molto lenta a intervenire. Al confronto un bradipo è un ghepardo.
Scopro adesso che Maria Grazia Perini era ammalata, ma ciò non le ha impedito di spargere il suo veleno e di vomitare tutti i suoi insulti su Max Bunker. Perché l’ha fatto?
Non sono in grado di dirlo, ma so come ha fatto. S’è rivolta a quello stupidotto che era tollerato a gestire un sito Alan Ford (evidentemente invidiosissimo di Max Bunker) non risparmiandogli critiche a piene mani, e s’è fatta intervistare, ed ecco che esce pimpante con “Maria Grazia Perini svela i retroscena dell’Editoriale Corno“.
La mia quindi è una legittima risposta ai retroscena. La miccia l’ha accesa la Perini e ha trovato l’interesse di tutti i pettegoli e malevoli che non mancano mai. I quattro bipedi così pietosi si diano da fare perché scompaiano da tutti i siti gli insulti e le diffamazioni di Maria Grazia Perini prima di fare richieste assurde.Qui non ci si ricordava più nemmeno che lei fosse al mondo, è lei che s’è ripresentata dopo diversi lustri, trovando la maniera di attirare l’attenzione generale, sapendo che la calunnia funziona sempre per chi non aspetta che quello.

A me non interessa affatto se era o meno veramente amica di Andrea Corno, di Magnus, o di Alessandro Manzoni, ma ho ritenuto mio dovere intervenire e chiarire almeno alcuni punti, visto che la posizione assunta da Luciano Secchi-Max  Bunker lo costringeva al silenzio.
Per essere chiara non tolgo quell’articolo neanche se me lo ordinasse Luciano Secchi a cui devo rispetto e riconoscenza. Ma lui è troppo intelligente per chiedere certe cose.
Quando ho deciso di fare il mio sito l’ho informato e gli ho chiesto se poteva darmi una mano collaborando. Lui ha risposto affermativamente e m’ha dato i diritti di “Nove battute per una pièce” che è il suo libro meno conosciuto e che, tra l’altro, desta molto interesse e mi fa piacere, più qualche articolo appena ha un po’ di tempo.

I pietosi dell’ultima ora si risparmino di perdere tempo. Non darò loro retta. Anch’io ho perso familiari cari e ne provo ancora dolore, dolore che è intimo e personale, non un motivo per elemosinare attenzione e compassione.

 
Ricevo due elogi e una critica per L’Uomo Ragno gigante (parliamo ovviamente dei tempi della Corno) e tutti e tre deprecano il mancato successo. Ragazzi siete tutti in errore!!!  Per prima cosa il mio contributo all’Uomo Ragno gigante è stato modesto. Ho proposto la copertina e ho curato l’esecuzione grafica. L’idea è dell’unica persona che aveva idee in quella casa editrice, è monotono dirlo ma parlo di Luciano Secchi a cui tutti si sono ispirati rubacchiandogli qualcosa in maniera sfrontata.
Ma tralasciando cose antipatiche che avranno il loro epilogo nelle sedi opportune, voglio raccontare la storiella dell’Uomo Ragno gigante perché è interessante. Mr. Secchi propone ad Adrea Corno una collana di formato più grande, tutta e sola di Uomo Ragno in perfetto ordine cronologico. L’editore nicchia. Ha paura che la nuova pubblicazione possa essere concorrenziale al quindicinale L’Uomo Ragno che vendeva più di 80 mila copie a numero. Mr. Secchi insiste e, per invogliare Andrea Corno, fa tirare una dozzina di copie a mano (che diventeranno ricercatissime dai collezionisti) e crea un numero zero. L’esito è molto accattivante e l’editore si lascia convincere a finanziare l’impresa e fa bene. L’Uomo Ragno gigante vende subito 120 mila copie per passare a 150 mila dopo pochi numeri e apre così la serie di ristampe di livello, il “gigante” viene abbinato a Devil, Capitan America, Hulk e a tanti altri super-eroi Marvel, tutti con buon esito commerciale. Per la cronaca anche la serie quindicinale, quella del materiale inedito, ne beneficiò, passando da 80 a 90 mila copie. Questo per la cronaca. A Cesare ciò che è di Cesare.
 

Welcome Thea,

vedo che la rubrica della posta non è ancora in funzione, comunque ti  scrivo questa mia, non penso di essere il primo ma senz’altro tra i primi. Volevo dirti che trovo il tuo sito molto bello e moderno, e molto interessante, specialmente il pezzo che hai scritto su quella vergognosa della Perini che spero paghi adeguatamente le insolenze con cui ha ricoperto Luciano Secchi, il noster grande Max Bunker.

Ma io sono anche un tuo vecchio ammiratore ancora per le copertine di Eureka e sopratutto per le impaginazioni degli articoli, fatti con fantasia e buon gusto, ben diverso da quelli attuali, fatti col computer, tutti uguali. Io ho anche comperato tutti gli Eureka Cult e sono stato  molto  soddisfatto. Complimenti anche per gli articoli di presentazione su Alan Ford Story, peccato che ti sia limitata solo a dieci numeri.

Con affetto, Spartaco Milla – Roma

 

Carissimi, voglio rompere il ghiaccio di questa rubrica con la mail di Phil Mazzarella, un carissimo amico che mi ha davvero commosso e quindi la condivido con voi, eccola:

“Bellissima cosa l’esistenza di questo sito, anche perché l’assenza del Boss dalle pagine di Alan iniziava a pesare parecchio. Che dire? Grazie Max, per una vita di letture prima e per la stima e simpatia che mi hai dimostrato in tante occasioni. Davvero non avrei mai e poi mai creduto, me lo avessero detto da bambino, che un giorno ci saremmo intrattenuti – e a lungo! – nelle conversazioni – e che conversazioni!- dei nostri incontri. Spero che presto ripeteremo l’esperienza! Un abbraccio, esteso (ho le braccia lunghe) anche a Thea e al tuo pantheon di eroi.”

 

Non passa giorno che io non erediti almeno 500mila dollari o euro o sterline, oppure che il mio conto corrente sia sull’orlo di un blocco totale per mancanza di un dato o ancora che il mio biglietto della lotteria mai acquistato abbia vinto il primo premio! Tutto questo mi viene comunicato quotidianamente via email, un po’ di tempo fa in un italiano pieno di errori, ora il tiro è stato aggiustato: l’italiano è perfetto, i loghi anche e la truffa è lì, a portata di un clic. Voi fornite il vostro indirizzo, o la vostra password et similia e credendo di dare finalmente una svolta milionaria alla vostra vita vi accorgete che siete stati prosciugati… Se questa pioggia di messaggi spam è così abbondante significa che ahimé molti ci cascano, ragazzi nessuno regala niente, anzi. Cestinate a piene mani ogni chimerica vincita e sarete più felici.

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