C’entra ancora Maria Grazia Perini ma non per sua colpa, ma perché il suo nome è stato manipolato da un giornalista, tale Alessandro Trevisani, per me carneade, che per pubblicare l’articolo importante ha scritto delle assurdità che, giornalisticamente parlando, hanno del ridicolo. Errori e mancanze del genere non li commettono più nemmeno le fanzine più scalcinate. È la solita storia, il fumetto viene sempre considerato come fenomeno da baraccone o come colpevole di tutte le turpitudini della vita sociale. Per questo scrivo quanto segue, in quanto non mi va affatto che il settore dove ho passato, lavorando, trent’anni della mia vita sia sempre trattato, di fatto, con superficialità e approssimazione.
Analizziamo parte delle due brevi colonne stampate sul Corriere della Sera del 12 marzo 2012.
Titolo: “La madrina dei Supereroi”. Va bene, peccato veniale, scritto per attirare l’attenzione. L’articolo incomincia così: “La Donna Invisibile, La Torcia Umana, Dottor Destino, se li chiamiamo così lo dobbiamo a Maria Grazia Perini (…) nata a Milano nel 1950 (…). Fu lei nel ’69 con Andrea Corno e Luciano Secchi a portare in Italia i supereroi di Stan Lee.”
Fermiamoci qui per una piccola precisazione. Il primo traduttore dei supereroi fu Antonio Bellomi che propose la traduzione italiana di diversi personaggi tra cui quelli sopra citati. Inoltre per amore di precisione Maria Grazia Perini era nata nel 1943. Basta consultare l’annuario dei giornalisti pubblicisti dove è riportata la data. Ed ecco la grande balla, lo scoop al contrario: la Perini non c’entrò proprio nulla con l’acquisto dei supereroi. Quando Luciano Secchi scoprì quegli albi e Andrea Corno firmò il contratto con la Marvel, la Perini non faceva ancora parte dell’Editoriale Corno. Anzi venne assunta proprio per… ma lo lascio raccontare a Luciano
Secchi: “Il contratto con la Marvel rappresentò un balzo in avanti della Corno. Sino ad allora vivevamo del successo di Kiminal e Satanik, del settimanale Guerra d’Eroi e della neonata Eureka. La massa di personaggi in arrivo imponeva anche un balzo in avanti qualitativo del personale di redazione. Sino ad allora avevamo fisse tre ragazze sui 20-21anni, brave, volonterose ma inesperte, tutte di terza categoria. Andai da Corno e gli chiesi almeno una persona un po’ più matura, uomo o donna che fosse, una seconda categoria quindi, con esperienza di lavoro magari da casa editrice. Corno assunse la Perini facendomi vedere la domanda di assunzione. Aveva 25 anni, e andava bene, aveva un diploma magistrale, conosceva il tedesco, che a noi non serviva, e aveva una scarsa nozione di inglese scolastico.
Quando la vidi mi fece buona impressione. Aveva tre mesi di prova per dimostrare la sua capacità. Dopo che avevo impostato tutti i personaggi di collana le affidai il coordinamento di traduzione e lettering con la revisione della traduzione. Non fu mai traduttrice perché non conosceva la lingua. Fu un’altra Perini, la sorella, a subentrare come traduttrice ed era piuttosto brava.”
L’articolo continua così: “Al fumetto arriva a 18 anni” (errorissimo come sappiamo, gli anni erano 25) “le affidano il coordinamento delle testate dedicate all’universo Marvel (…) di cui diventa traduttrice” (altro errore). (…) “Direttrice di Eureka vi fa approdare le Sturmtruppen di Bonvi” (altro errore, le Sturmtruppen erano già approdate su Eureka anni prima sotto la direzione di Luciano Secchi).
Poi l’articolo passa a parlare della sua attività alla Rizzoli da cui arrivano solo degli echi per niente simpatici ma non è mia abitudine dare corpo alle illazioni e chiudo qui.
Però due parole al direttore Ferruccio de Bortoli le voglio scrivere. A Milano il Corriere è ancora considerato una reliquia. È stupefacente che si possa pubblicare un articolo con così tanti errori. Sovente dei giornalisti che scrivono su giornali di provincia, ci telefonano per avere conferma di dati vari, ma anche giornalisti di giornali a tiratura nazionale quali La Stampa e La Repubblica l’hanno fatto per avere delle conferme, nel rispetto della verità e di chi lavora.